Il romanzo, l’intreccio, l’arte. Intervista a Grazia Previato
Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Ho iniziato tardi, sentivo che dovevo farlo per tirare fuori quello che avevo dentro in quel momento, la scrittura mi sembrava il mezzo idoneo al mio bisogno.
Vuole parlarci del libro che ha pubblicato, I colori di un’idea, pubblicato dalla editrice Arcari?
È un romanzo d’intreccio, prendo a pretesto un progetto architettonico per raccontare la difficoltà dei giovani oggi nel comunicare e nell’esternare i propri sentimenti: hanno tutti i mezzi ma li usano per nascondere quello che sentono.
Che tipo di ricerca ha dovuto affrontare durante la scrittura del suo libro?
Il progetto si riferisce a un tempio da ristrutturare e completare, ho dovuto fare una vera e propria ricerca sulle tecniche, sui materiali, sulla sicurezza in cantiere eccetera. Inoltre ho dovuto studiare il progetto dell’architetto del Tempio per raccontarlo e per presentare il mio “progetto” come coerente rispetto al suo e soprattutto come possibile (non essendo architetto…).
Come rende i suoi personaggi credibili?
Mi ispiro a soggetti che conosco, che mi sono familiari, pur non parlando di loro.
Al di là degli scrittori, esistono artisti figurativi, musicali o di altro tipo che hanno influenzato la sua scrittura? Chi sono e perché hanno esercitato un ascendente sulla tua scrittura?
I pittori impressionisti, in particolare Van Gogh, ho letto tutto quello che c’è su di lui, il suo tormento interiore, il suo disagio nel farsi accettare dalla società per quello che era, mi ha colpito molto. Anche alcuni testi musicali sono, per me, veri e propri documenti di studio (es. Tiziano Ferro).
Se fra duemila anni un archeologo fra vari reperti trovasse il suo libro, che cosa penserebbe, secondo lei?
Credo che apprezzerebbe la positività del racconto.
Se potesse incontrare di persona uno scrittore o una scrittrice, chi sarebbe e perché?
Isabel Allende, Ammaniti, Mazzantini, Zafón, Falcones, sono solo alcuni degli scrittori che mi piacerebbe incontrare: mi piacciono i loro libri, la loro scrittura e i temi trattati tanto da sentire il bisogno di rileggere spesso i loro libri.
C’è stato un momento in cui ha detto basta alla lettura di libri?
No, ci sono periodi nei quali leggo meno perché il tempo per farlo è poco. Leggere è evadere e mi permette d’infilarmi nelle storie di altri senza subire conseguenze.
Come ha celebrato la sua prima pubblicazione?
L’ho semplicemente condivisa con le persone a me più care.
Se potesse vivere in un qualunque luogo del mondo in cui ha ambientato una sua storia, quale sarebbe, e quale storia le piacerebbe vivere?
Non ho un luogo particolare, mi piacciono tutte le storie che mi regalano emozioni e mi spronano a curiosare, fare, andare, sperimentare.
Quali sono state le principali difficoltà e soddisfazioni nel percorso che l’ha portata a pubblicare un libro?
L’unica grande difficoltà è incontrare un editore che abbia voglia d’investire su di te, la tendenza oggi è quella di considerare il manoscritto (e indirettamente anche l’autore) solo come oggetto che produce denaro. Le soddisfazioni le ho avute dalle presentazioni: ognuna diversa e tutte occasioni d’arricchimento. Poterti raccontare pubblicamente è una vera gioia. Dal confronto, dal dialogo con altri escono spunti e idee.
Prima e durante la scrittura segue abitudini o rituali propiziatori particolari?
No, smetto solo di leggere libri di altri.
Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?
Sì, un manoscritto già pronto e un terzo in stesura.
In base a quali criteri sceglie le ambientazioni dei suoi romanzi?
La struttura del romanzo e i contenuti che desidero raccontare mi portano a scegliere il luogo.
Che cos’è per lei la scrittura?
È evasione “terapeutica” nel senso che mi permette di estraniarmi e mi fa stare bene.
Quando e perché ha iniziato a scrivere? Ho iniziato tardi, sentivo che dovevo farlo per tirare fuori quello che avevo dentro in quel momento, la scrittura mi sembrava…