Architettura, società, felicità, bellezza… un’intervista a Sergio Sargentini
Intervi
stiamo l’architetto Sergio Sargentini, Vuole parlarci del suo ultimo libro, L’arte salverà il mondo, che ha di recente pubblicato con la casa editrice Aracne?
Sono una serie di pensieri e riflessioni sulla condizione dell’uomo di oggi, della natura, della bellezza…
Com’è possibile raggiungere quella “bellezza universale” di cui parla nel suo libro, con particolare riferimento all’architettura?
L’architettura incide nella vita dell’uomo in modo concreto. Non è come la pittura, la poesia… che se realizzi un’opera fatta male, non danneggi nessuno. È quindi necessaria una coscienza che vada al di là del fatto estetico.
Quali sono le principali sfide che attendono chiunque oggi si proponga di operare nel campo dell’architettura con serietà e lungimiranza?
Operare con scienza e coscienza! Il lavoro stesso è arte, quindi bellezza. Non può essere finalizzato solo a scopi economici o peggio speculativi. Lo scopo è migliorare noi stessi, le relazioni con gli altri uomini e l’ambiente in cui viviamo. Se ci applichiamo con passione alla ricerca, nel nostro lavoro, avremo già fatto un grande passo avanti.
Le sfide prioritarie, che ci attendono, sono essenzialmente di natura ambientale, umana, tecnico scientifica. L’ambiente naturale (“nostra madre Terra”) è l’elemento fondante di qualunque attività umana perché è facile distruggerlo e quasi impossibile ricostituirlo… l’uomo, soprattutto l’uomo reale, colui che è svantaggiato, deve poter trarre beneficio dalle opere di architettura. La conoscenza scientifica deve portare all’evoluzione della tecnica e di conseguenza dell’architettura…
Come dovrebbero cambiare, idealmente, le concezioni dell’abitare e del costruire?
Prima devono cambiare alcune condizioni sociali (povertà, sfruttamento, speculazione…) e quindi l’architettura sarà più semplice… è necessario cambiare le tecniche costruttive: “L’architettura si evolve con la tecnica” .
Le città, ad esempio, devono essere totalmente rinnovate, rese più a misura umana. È indispensabile che il traffico privato diminuisca drasticamente. L’auto nella città del futuro non serve, è solo un intralcio alla fruibilità da parte dell’uomo della città stessa. Può essere sostituita con un’efficiente e capillare rete di trasporto sul modello metropolitano. È necessario inoltre un riequilibrio fra le parti costruite e gli spazi verdi; oggi questi ultimi non esist
ono quasi più. Invece sono importanti, necessari. Abitare è vivere, non soffocare. In questo senso tanto si può fare eliminando la speculazione edilizia.
Anche il modello di costruzione deve subire un totale cambiamento. Si deve pensare a strutture abitate come fossero aggregati di “cellule abitative” che si autoalimentano. L’obiettivo è rendere gli edifici gradualmente sempre più autosufficienti: essi stessi producono l’energia che gli serve.
L’energia che un edificio utilizza per essere abitabile deve provenire dalla sua stessa natura fisica, tecnica e morfologica. Questa è la piattaforma su cui ogni architetto deve cimentarsi applicando le proprie conoscenze e la propria creatività.
Come può trasformarsi un’architettura che integri insieme due concetti, quello di bellezza universale e quello di uguaglianza di tutti gli esseri umani?
Quando lo scopo di ogni nostra opera è la bellezza, allora c’è uguaglianza.
C’è un messaggio che le piacerebbe lanciare al mondo?
Rallentare questa corsa sfrenata verso non so che cosa. Le risorse non bastano per tutti… allora, o si divide la terra fra poveri e ricchi oppure si progetta un futuro più modesto ma per tutti.
Intervistiamo l’architetto Sergio Sargentini, Vuole parlarci del suo ultimo libro, L’arte salverà il mondo, che ha di recente pubblicato con la casa editrice Aracne? Sono una serie…