Intervista a Corina Ardelean, autrice de “Il profumo dei ricordi ghiacciati”

romanzo-letteratura-rumena-tradotta-in-italiano_coQuando e perché ha iniziato a scrivere?

Ho sempre amato scrivere, da piccola tenevo un diario, poi da grande ho iniziato a scrivere in un blog. Un libro era quasi una conseguenza naturale.

Vuole parlarci del libro “Il profumo dei ricordi ghiacciati”, che ha pubblicato       da poco?

Ho iniziato a scrivere il libro nel 2007, poi circa a metà ho smesso. Non ero motivata, mi sembrava quasi una follia l’idea di un libro. L’ho ripreso verso la fine del 2013 e nel 2014 l’ho finito. Scrivere la parola “Fine” è stata una conquista, significa aver vinto una sfida con me stessa.
Il libro è la storia di Laura, una bella donna felicemente sposata che viene investita da due malviventi che la portano a Vienna. Al suo risveglio non ricorda nulla, le viene detto che si chiama Isabel e che fa la escort. Tutto si svolge su due piani; da una parte a Verona la ricerca disperata della famiglia e il dolore di chi non ha risposte alle proprie domande, mentre a Vienna ha inizio una nuova vita. Nascono un’amicizia con la collega rumena Irina, un nuovo amore e affiorano i ricordi. Questi ricordi ghiacciati.

Qual è la sua giornata tipo?

Lavoro come impiegata presso una società sportiva di Verona, dalle 9.00 alle 15.00, poi di corsa a prendere il piccolo di quattro anni a scuola e poi casa, la solita routine in famiglia e la sera relax, film, lettura o scrittura.

Come riesce a coniugare la vita quotidiana e familiare con la scrittura? Ha il supporto dei suoi cari?

Sì, certo. Nessuno in famiglia ha mai protestato per il tempo impegnato a scrivere, anzi, mio marito è sempre molto presente e mi aiuta sia nelle faccende domestiche sia nell’educazione del figlio e nell’intrattenimento ludico. Sono davvero fortunata in questo.

Chi è il suo più grande fan?

Più che fan, la mia più grande sostenitrice è la mia amica Alecsandrina. È rumena anche lei, vive a Chicago e mi ha sempre incoraggiato a scrivere. Anzi, nei momenti di crisi mi ha letteralmente “stressata” affinché riprendessi in mano il libro e lo finissi. In un certo senso, è merito suo se ci sono riuscita.

Scrivere un libro, e specialmente un romanzo, è uno dei compiti più difficili per uno scrittore non madrelingua. Com’è arrivata a questo risultato? Scrive prima in rumeno e poi traduce in italiano?

Scrivo in italiano perché penso in italiano. Anzi, sogno pure in italiano. Dunque persino il mio subconscio è italiano oramai. Non è tanto la difficoltà nella scrittura, quanto la complessità della lingua e della grammatica italiana. Nel rumeno non ci sono le doppie e per noi questo è un limite. Poi ci sono tante altre regole che, se imparate da piccoli a scuola, vengono naturali mentre per me che non ho studiato l’italiano è più difficile.

Il suo libro si potrebbe considerare anche un’interrogazione intorno al valore della memoria e della dimenticanza. Che finalità può avere la narrativa in rapporto alla memoria e all’oblìo? Si legge più per ricordare o per dimenticare?

Credo che la mente umana sia molto complessa e che a volte il nostro io interiore ci aiuti a dimenticare o a ricordare azioni che magari noi con la logica o la razionalità non avremmo compiuto.
Si legge più per “dimenticare” secondo me. La lettura ci porta in un mondo non nostro, per un attimo noi dimentichiamo di essere chi siamo e diventiamo i nostri personaggi. Sì, direi che la lettura è un’evasione per lo spirito.

C’è un autore che l’ha resa migliore e, se sì, perché? Che cos’è successo dopo quella lettura?

Sarò anche scontata, però il libro che porto nel cuore e che trovo geniale è Il piccolo principe di Antoine De Sant-Exupéry. Ogni volta che lo leggo trovo nuovi significati e tante risposte alle mie domande. È la bibbia della mia anima.

Al di là degli scrittori, esistono artisti figurativi, musicali o di altro tipo, oppure film o opere d’arte che hanno influenzato la sua scrittura? Chi sono e perché hanno esercitato un ascendente sulla sua scrittura?

Non ho la presunzione di definirmi scrittrice perché penso che ci voglia ben più di un libro per ritenersi tale, però sono consapevole di avere già uno stile mio. La leggerezza della scrittura, una certa vena umoristica soprattutto nei dialoghi e l’introspezione dei personaggi potrebbero essere le mie peculiarità. Ammetto che tutto ciò che scrivo è dovuto a ciò che leggo e ascolto. La musica è una parte fondamentale nella mia vita. Nel libro faccio riferimenti a diversi artisti che stanno influenzando il mio modo di essere. Per esempio, appena iniziato il libro, ero innamorata di Leonard Cohen, della sua voce, delle sue canzoni, e infatti nel libro viene spesso nominato. Anni dopo sono stata folgorata da un giovane artista italo scozzese, Paolo Nutini, poco conosciuto in Italia. Non posso farci nulla, sono sensibile alla sua voce e la definisco balsamo per la mia anima. Proprio per quello, in un certo senso, rendo anche lui protagonista nel mio libro.

Che consigli darebbe a uno scrittore esordiente?

Non posso dare nessun consiglio, anzi, sono ancora esordiente, forse sarei io a dover richiedere i consigli a chi ha più esperienza.

Che cosa significa per lei pubblicare un libro?

È gratificante sapere che qualcuno ha la curiosità di leggere le tue parole e i tuoi pensieri. Ogni scrittore mette se stesso in ciò che scrive. Scrivere è un po’ donarsi agli altri, dunque essere letti e apprezzati è come un sorriso di gioia quando fai un regalo gradito. Ti riempie il cuore.

A quale personaggio o evento del suo libro è più affezionata e perché?

Amo molto il capitolo 39. L’ho scritto di getto, senza mai cambiare nulla. Accade qualcosa di importante, in un certo senso tragico, eppure sono affezionata e lo ritengo il mio “capolavoro”.

Se potesse vivere in un qualunque luogo del mondo in cui ha ambientato una sua storia, quale sarebbe e quale storia le piacerebbe vivere?

Vienna. Me la porto nel cuore come città, la trovo molto romantica e mi dispiace non averla descritta con più dettagli. Avrebbe meritato una descrizione più accurata. È il luogo ideale per una storia d’amore dal sapore romantico di una volta.

Qual è il ruolo delle nuove tecnologie nella scrittura odierna e qual è il suo rapporto con computer, Internet, sms, ebook, e-reader, tablet, iPad e via dicendo? Possono essere strumenti validi per pubblicare un libro?

Certo. Oggi è molto più semplice sia scrivere che pubblicare. E soprattutto attraverso Internet è molto più facile pubblicizzare il proprio libro e farlo conoscere a tante persone.

Fa una scaletta, uno schema del suo romanzo o una sinossi prima della stesura del manoscritto? Come concilia l’aspetto pulsionale con quello razionale nella scrittura?

Ho tutto nella mente. Poi certo, faccio una specie di bozza del libro dove segno tutti gli eventi importanti. Poi, mentre scrivo, lascio fare all’immaginazione. Scrivo molto di getto e mi fermo spesso a capitolo finito. Non è lo scrivere il difficile, ma scrivere bene.

Come trova l’ispirazione?

È tutto intorno a noi. A volte un gesto, una parola, qualsiasi cosa può diventare un pezzo di un mio libro.

Prima e durante la scrittura segue abitudini o rituali propiziatori particolari?

No. Computer, foglio word e scrivo. Con le cuffie nelle orecchie. La musica mi fa sempre compagnia.

Ha altri libri nel cassetto o progetti da cui le piacerebbe trarre una pubblicazione?

Ho iniziato un secondo libro. Solo che ha un argomento più delicato e parla della morte di un figlio.
Lo sto scrivendo e ammetto che non è facile. Mi capita di piangere mentre scrivo. È una bella storia, spero di finirlo e di riuscire a pubblicarlo quest’anno.



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