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    Loro

  • raccontachetipassa avatar
  • Fiorella sale le scale, dal pianterreno al quarto piano, spalancando al passaggio tutte le porte
    lasciate accostate e perquisendo tutti gli appartamenti. Sono deserti e in ordine.
    Anche troppo in ordine.
    Gli armadi chiusi, gli acquai sgombri, ogni cosa a suo posto, neanche un granello di polvere su pavimenti e mobili, come se fosse appena passata un’impresa di pulizia in formazione bellica.
    E quel silenzio. Assoluto... pauroso.
    Pauroso, sì.
    Come il quietarsi dell'aliseo quando l'uragano è alle porte.
    Il cielo è tetro e una strana luminosità giallastra avvolge il palazzo.
    Lo scoppio del temporale è imminente ma non è lo scatenarsi degli elementi a terrorizzare Fiorella.
    A impietrirla è la consapevolezza che tra poco, tra pochissimo ormai… sarebbero arrivate loro.
    Loro non annunciano la visita, non bussano, entrano e si insinuano negli angoli più remoti.
    Non fanno rumore, non si vedono, ma l'aria ha un odore acre.
    L'ambiente diventa opprimente, quando arrivano.
    Fiorella non sa che aspetto abbiano né quanto siano grandi, avverte solo il senso dell'orribile.
    Va in mansarda, chiude la porta a chiave, si avvicina alla credenza, prende la bottiglia di whiskey
    e ne beve lunghi sorsi con la speranza di allentare la morsa che le abbranca il petto.
    L'alcool sembra non fare alcun effetto, e allora comincia a camminare in tondo per la casa.
    Gira fino a quando la lavagnetta promemoria appesa nell'atrio non attira il suo inconscio.
    Decide di disegnare l'indisegnabile.
    La matita nella mano sinistra si sposta greve in tutte le direzioni imprimendo sulla lavagnetta linee
    inconsulte, spirali inglobanti, punti indefiniti.
    Si fa strada un disegno strano, sconcertante come “L'urlo” di Munch alla parete.
    Il temporale si è scatenato in tutta la sua forza, un lampo squarcia il lucernario dell'attico, il rimbombo del tuono fa tremare gli infissi, l'acqua scroscia forte sulla tettoia.
    Fiorella, paralizzata, sposta gli occhi di qua e di là, dal suo disegno a quello di Munch.
    L'ardesia, folgorata dalla saetta, mette a nudo tutta la sua angoscia: è la loro sagoma.
    La sagoma delle arcane fobie.
    Fiorella si attacca di nuovo alla bottiglia, la tensione comincia piano piano a svanire.
    La lucidità torna a esserle amica e finalmente schietta.
    Tanto schietta da interpretarle il quadro paradossale, appena disegnato, della sua condizione: ecofobica, agente immobiliare, single.
    No, Fiorella, domani, non incontrerà i clienti per mostrare loro l'appartamento al terzo piano.
    Andrà a prendere quell'aperitivo, sempre evitato, con il portiere del suo stabile.

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