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    Caccia all'uomo

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  • Caccia all’uomo
    Savognino
    h 10,30

    La neve, stranamente non cadeva più dal cielo da qualche ora a Savognino. “Bavagna! Benvenuti nella rustica e semplice città immersa nei grigioni..” disse sorridendo l’operatrice turistica ai molti turisti che scendevano dal pullman di fronte al Kunstgalerie: un edificio a forma triangolare, color mattone con ampie vetrate. All’interno della Galleria d’arte, i turisti potevano ammirare e acquistare libri su Segantini. Mischiato alla folla, vi scese anche un uomo sulla cinquantina con pizzetto e un completo bianco. Si fermò di fronte al giardino della Galleria quando improvvisamente si accasciò a terra colpito da un proiettile esploso da un Barrett. Il fucile a distanza era munito di silenziatore e il colpo non si udì. La gente nelle vicinanze, si allontanò terrorizzata, sbraitando e urlando confusamente. L’uomo rimase al suolo e nessuno gli si avvicinò. Arrivò una pattuglia della polizia a bordo della sua 4x4 verde con sirena e lampeggianti accesi. L’uomo fu presto identificato come miliziano serbo, ricercato per crimini di guerra. Era lì, sotto falso nome e aveva cambiato aspetto. Il borgo sulle rive del Gelga fu sconvolto da questo nefasto evento.
    Chi sapeva del suo arrivo presso il comprensorio sciistico, in quei giorni gremito di folla? Questo era il compito del Commissario Segantini, scoprirlo; anche se non sarebbe stato semplice.

    h 12

    Di fronte alla Chiesa del ‘600 di San Martegn, che dominava il villaggio con la sua pomposità, si fermò una 4x4 verde oliva con i vetri oscurati. Vi scese un uomo alto e snello; con una valigetta in una mano e nell’altra dei guanti color terra bruciata di Siena. Come copricapo un berretto di lana merinos. Si guardò attorno e si diresse a una mappa cittadina in una bacheca nei pressi di un ponte sul fiume. Sul retro della stessa bacheca, c’era l’avviso che al crepuscolo ci sarebbe stato uno spettacolo di luci e alla fine i fuochi d’artificio terminavano la serata; per celebrare il Santo Patrono (S. Martino). L’uomo sembrava cercasse un Hotel ed evitò con cura la zona, dove era successo l’omicidio un’ora prima, e che aveva sconvolto il Paese. Sembrava conoscesse ciò che era accaduto. Si diresse a un tavolo in un ristorante con un piano bar serale e ordinò un piatto di gnocchetti allo speck e un trancio di torta ai frutti di bosco poiché la sua preferita era terminata. Di fronte al ristorante aveva da poco aperto un nuovo locale, dove si potevano gustare praline di cioccolato provenienti ogni parte del mondo e si lasciò travolgere da una voglia di dolce. Terminato di pranzare, individuò velocemente un Ostello e vi entrò: all’ingresso una tipica stube engadinese. Era una grande stufa a torre con cappello a conchiglia di gusto barocco, soffitto intarsiato e, con al centro un emblema con il simbolo dell’alleanza tra le famiglie dei proprietari. La porta d’ingresso era d’epoca rinascimentale come ogni mobile presente all’interno dell’ostello. Questi erano di legno di pino di cembro.
    h 14

    L’uomo entrato nell’Ostello, vi uscì e raggiunse dapprima il parcheggio e di lì a poco la strada innevata che conduceva allo Skipass. Stranamente ero poco affollata.
    Arrivò alla funicolare.
    Improvvisamente da lì fu sparato un colpo da un altro Barrett che colpì alle spalle l’uomo che cadde supino nella neve. Morì all’istante.
    Alcuni turisti videro un’ombra nera calarsi dalla funicolare. L’ombra che da lì si calò, si butto su un terreno attorno a una casupola rossa nelle vicinanze e si celò tra la pineta sottostante.
    La polizia individuò il cadavere come Alfred Mc Manaman.
    Dalle prime indagini si scoprì che l’individuo non esisteva. I documenti erano falsi. Nelle tasche del morto trovarono dei fiammiferi e una strana prenotazione, in busta bianca; per l’Hotel Muller a Pontresina.
    Il commissario decise di raggiungere Pontresina.

    Hotel Muller – Pontresina
    h 19

    Era una fresca serata e il sole era da poco calato. Da qualche ora non nevicava; il cielo era candido e le strade luccicavano di brina gelata. Aveva nevicato da poco. Il commissario entrò nell’Hotel con alcuni uomini. Gli interni dell’Hotel erano di legno chiaro e pietra locale ai quali s’accostavano arredi moderni e quadri del grande pittore Segantini. Di fronte allo stabile, i proprietari avevano ristrutturato una semplice dimora composta da suite, loft e camere accoglienti in legno di cirmolo e cembro. L’Hotel era al completo a causa del ponte festivo e tra i molti turisti che lo affollavano, un uomo di quarant’anni circa, seduto su un comodo divano, stava contattando un altro uomo con il suo palmare mette e non trovandolo chiese se fosse arrivato.
    ”Salve, è arrivato il signor Mc Manaman? E’ in stanza?” domandò l’uomo alla giovane ragazza della reception.
    “Sì, ma è uscito e non è più rientrato..” rispose lei controllando sul registro.
    Sentendo la domanda il commissario Segantini si avvicinò all’uomo e gli domandò: “Salve, chi è lei? Come fa’ a conoscerlo?”
    “Beh, chi è lei?” domandò l’uomo stizzito.
    “Son il Commissario Segantini. Ci segua.” Rispose il commissario invitandolo a seguirlo in centrale per alcuni accertamenti.
    Saliti in automobile il commissario gli domandò: “Chi è lei? Potrebbe mostrarmi un documento?”
    “Fisher Slavova; responsabile del controspionaggio..”
    “Che ci fa’ qui?” domandò il commissario.
    “Cercavo il Signor Mc Manaman… non dice veramente chi è…” rispose l’uomo del controspionaggio.
    “..e chi sarebbe?” domandò il Commissario
    “Mikaylov Nubrov. Implicato nella guerra dei 10 anni in Jugoslavia. Qui, sappiamo che è arrivato e con lui è arrivato un altro miliziano alle 10,30. Beh, vorrei proprio saper chi è sulle sue tracce e perché…” spiegò l’uomo del controspionaggio.
    “Beh, lo vorremmo saper anche noi, dal momento che è scomparso…” disse il Commissario.
    Terminato di parlare lo fecero scendere e si congedarono.
    Appena l’autovettura era lontana l’uomo del controspionaggio contattò con il palmare, un altro uomo del controspionaggio e disse: “E’ sparito Mc Manaman” e domandò: “Ne sai qualcosa?” L’atro uomo non rispose.

    Base segreta
    h 00,00

    La Base era avvolta in una nevicata fitta. Spessi fiocchi cadevano dal cielo imbiancando le strade e la Base. Al suo interno l’uomo del Controspionaggio chiamava con il palmare altri suoi uomini.
    “Abbiamo un grosso problema: è davvero morto! Forse posso immaginare chi è il killer…” disse l’uomo del controspionaggio al telefono.
    “Chi?” domandò un tale dall’altro capo del telefono.
    “Irina! Killer su chiamata dei Servizi Segreti russi. Solo lei usa il Barrett in quel modo. Non sbaglia un colpo.” Rispose freddo l’uomo del controspionaggio.
    “Questo non ci voleva..” disse l’altro tale. Detto questo si congedarono.

    Centrale di polizia
    h 8,00

    Una chiamata giunse alla Polizia cantonale di Savognino. Una giovane donna dichiarò di averne vista un'altra, allontanarsi dal luogo dei due delitti con una valigetta nera e sarebbe passata se sarebbe stato necessario. Il commissario, ringraziò la giovane e si congedarono rapidamente.
    La giovane dopo una decina di minuti passò in Centrale a compilare l’ identikit e disse che aveva fatto il suo dovere. Aveva fretta. Forse un po’ troppa; quando se ne andò.
    In quegli istanti l’uomo del controspionaggio era seduto a un bar di fronte la Centrale. Vide la giovane uscire e subito gli parve di riconoscerla: poteva essere Irina? Come mai il commissario l’aveva lasciata andare?
    Non ci fu altro tempo per domandarselo poiché una dirompente esplosione pervenne dall’ingresso della Centrale. La luce fu’ abbagliante e il boato risuonò nella piazza antistante. Una densa nube grigiastra si elevò nel cielo dipingendo scenari inquietanti.
    La giovane s’allontanò velocemente, mischiandosi ai molti turisti. La zona fu evacuata e la giovane era scomparsa a bordo del suo Suv-Crossover Kia color bianco perla.
    h 9,00

    L’uomo del controspionaggio era sulle tracce di Irina da vari minuti. La intravide svoltare in una viuzza innevata dove era fermo uno spazzaneve e causa la congestione, la perse di vista. A quel punto chiamò, tramite il telefono a bordo della sua 4x4, la Base: “L’ho persa! E’ emergenza!”

    Eran passate diverse ore e l’uomo del controspionaggio erano seduto su di una panchina. Vide il Suv e subito scattò una foto con gli occhiali da sole che indossava. Terminati gli scatti, recuperò repentinamente le foto attraverso l’ usb; rinchiusa nell’asticella degli occhiali. A quel punto chiese alla base di localizzare il Suv. Fu’ più agile del previsto, infatti dopo una manciata di minuti venne localizzata di fronte al Kunstgalerie-sala Segantini. Fu meravigliato: era sul luogo del primo agguato. L’uomo del controspionaggio, vi arrivò dopo una decina di minuti. L’area era transennata a causa dei molti curiosi che s’aggiravano. Alcuni agenti, stavano tornando in centrale. Irina non si vedeva. Decise di scendere dalla 4x4 e di farsi un giro anche all’interno della mostra; proprio quando Irina lo colse alle spalle disarmandolo.
    “Stia fermo signor Fisher!” esclamò Irina sbattendolo contro una parete.
    “Irina..” pensò tra se’.
    “Ora noi scenderemo quelle scale che conducono ai servizi per le donne..” disse Irina indicandogliele.
    Li raggiunsero in fretta; vi entrarono e Irina gli ammanettò una mano, al lavabo dicendogli sotto voce: “se fai una mossa esplodiamo. Nelle manette c’è un sensore con una carica di c4. Sarai polvere..” Detto questo se ne andò, senza avergli prima dato un bacio sulla fronte. Prima di uscire, mise un cartello difronte alla porta di quel wc, con la scritta .
    Appena ella fu fuori, l’uomo dei servizi segreti, pensò a come liberarsi. Notò un estintore e si ricordò che nella fondina attaccata alla caviglia, aveva la sua rivoltella ma non aveva idea se Irina avesse bluffato o avesse dichiarato il vero a riguardo dell’esplosivo. Estrasse la pistola e deciso sparò un colpo verso la catena delle manette; rompendola. Era salvo. Uscì velocemente dal bagno e notò che c’era molta gente che aspettava in un altro vicino. A quel punto tolse il cartello e uscì dall’edificio tra lo stupore generale. Irina ora, poteva esser dovunque. Mentre stava ancora ragionando suonò il suo palmare:
    “Fisher. Ti sei salvato. Questa per te sarà l’ultima volta..” disse ridendo la giovane Irina e domandò: “hai trovato Mc Manaman e Mikaylov?”
    “No..” rispose l’uomo del controspionaggio.
    “..ne manca ancora uno…” replicò lei.
    “Ah…e dov’è?” domandò l’uomo del controspionaggio.
    “Mc Manaman l’ho impallinato presso il giardino della mostra.. l’altro forse lo sai … e questo l’ho già nel mirino … ”
    “Chi è? Chi ti assolda?” domandò l’uomo del controspionaggio.
    “Vieni all’Hotel Muller… sai dov’è?” lo invitò Irina.
    Fisher velocemente raggiunse l’Hotel a bordo di una Mercedes SLK dell’Agenzia. Indossava una giacca a vento nera e un berretto di lana merinos. Nella fondina ascellare possedeva la sua Bloc, nuova, dopo che la giovane gli aveva sottratto l’altra arma. Si guardò attorno ma non vedeva nessun segno della giovane. Entrò nello stabile, attraverso la porta sul retro, e da lì raggiunse la depandance; sul retro delle terme. Mentre vi stava entrando lo chiamò Irina: “Bene. Pensavo che non fossi venuto…ora forse mi basterà solo un colpo di Barrett al posto della torta di marzapane.”
    “La resa è vicina!” esclamò l’uomo del controspionaggio.
    “Non credo!” rispose fredda la giovane.
    Mentre stavano parlando un colpo di pistola lo sfiorò. Irina era vicina. A quel punto estrasse la sua Bloc e si riparò dietro a una fioriera.
    La giovane era scomparsa. Chi poteva esser l’ultimo uomo?
    h 19,00

    Una giovane promoter di una marca nuova di latte si presentò davanti alla camera 701 e bussò alla porta. Gli venne ad aprire un anziano uomo che la osservò bene dallo spioncino e, non riconoscendola, le aprì la porta. La giovane aveva tra le mani un litro di latte, che copriva una snella Beretta semi-automatica a canna corta. Appena questo aprì la porta, Irina gli sparò colpendolo sotto la giugulare. Morì all’istante. La giovane fece cadere il latte e scappò uscendo dal retro. Lo sparo era stato attutito dal latte che aveva tra le mani.

    Dopo manciata di minuti arrivò l’uomo del controspionaggio e trovò il cadavere; contattò la Base e questi lo incaricarono di eliminarla in fretta.
    “Ha sparso troppo sangue!” La giovane era scomparsa. Adesso poteva esser lui in pericolo.

    Ufficio postale
    h 8,00

    Irina entrò nella posta. Tutti i presenti parlavano ancora degli assassini e dei molti turisti che affollavano comunque il comprensorio.
    “Salve, desidero accedere al mio conto e desidero saper se è arrivato il carico di mio padre..” disse Irina al cassiere.
    “Per lei, splendida ragazza, questo e altro…!” disse l’uomo di quarant’anni circa e domandò: “qual è il numero?”
    “1-5-5-9-0-0” disse Irina e domandò nuovamente: “posso prelevare o devo aspettare?” L’uomo sorrise e controllò il conto della giovane. Certo non si aspettava di leggere una cifra del genere. A quel punto disse alla giovane: “Beh signorina, può prelevare fino all’80% della somma…”
    Irina fece un cenno e così avvenne.
    Terminata l’operazione uscì velocemente dalla posta e invio un messaggio.
    “Qui tutto ok. Ci vediamo al di là degli Urali.”

    Siberia
    h 18
    Le temperature erano molto rigide e Irina era a bordo di una Range Rover argento metallizzata con i vetri oscurati e stava raggiungendo un villaggio immerso nella neve. Lungo il tracciato pochi individui a bordo di renne usate come cavalli. Dopo circa una mezz’ora di strada impervia, raggiunse il villaggio. Subito fu accolta da un conoscente che disse sorridendo: “Buona serata compagna Irina” e domandò: “Hai viaggiato bene?”
    “Sì, compagno Melenov..” rispose la giovane alitandosi tra le mani infreddolita.
    “Ti va bene, Gulasch con patate? Di dolce, ci son i tuoi biscotti preferiti con le erbe.”
    “Ok..” rispose Irina guardandosi attorno.
    Mentre stava entrando in casa di Melenov, giunse sul luogo una 4x4 verde acido, con una stella rossa sul cofano. Appena vide, la 4x4 arrivare, sorrise. Abbassarono il finestrino e un uomo disse: Ottimo lavoro a Savognino. Preparati e partiamo! Sei la nuova responsabile della sezione Medioriente-asia che si sta’ espandendo…ci dirigeremo a sud-ovest; dove le pianure siberiane si congiungevano con le praterie del Kazakistan e la regione degli Urali…“
    La giovane sorrise soddisfatta. Era arrivata all’apice. Davanti a loro si aprivano terre fertili e un sottosuolo ricco di giacimenti.

    Alcuni mesi dopo…
    Bukhara – Uzbekistan
    h 12,00
    Il primo ministro Uzbeko era da poco sceso dalla sua jeep di fronte alla Moschea delle due cupole blu cobalto. Insieme a lui, qualche guardia del corpo munito di kalashnikov, un giubbotto antiproiettile e una mimetica verde marcio. L’intero caseggiato della Moschea era candido e circondato da mura e da svariate decine di cupole. Sul piazzale di fronte alla Moschea, si trovavano solo pochi pastori e contadini intenti a riordinare i cesti di vimini contenenti frutta e spezie coloratissime. Mentre stava parlando con i suoi uomini della scorta, un colpo di RPG colpì la jeep facendola esplodere; ferendo gravemente il Primo ministro. Subito dopo si udirono una serie di colpi di mortaio, non molto lontano da lì. La città cadde nel caos.
    Irina aveva colpito ancora…
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albegrava
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albegrava (#11) - 2338 giorni fa
Leggendo questo racconto si capisce subito che i luoghi descritti sono ben noti all'autore. A volte le descrizioni secondarie( alimenti e abiti) non sono utili allo scorrere del racconto.

E' una storia di spionaggio che forse, per la complessità e lunghezza della vicenda, non va bene racchiusa in un racconto breve, avrebbe potuto essere dipanata meglio in un romanzi, dando più risalto alle personalità dei vari personaggi, dal Commissario,all'agente controspionaggio, al killer stesso).

Nel complesso è un racconto interessante.
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