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    Anime infette

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  • Viareggio. Una vacanza di giugno per due amici: Alex ed Elio.
    Il mare scintillava in una calma da piombo, al di là da una lunga striscia di lungomare fiancheggiato da alberi. Gli amici arrivarono in un sobborgo costruito in sostanza sui lati dello stesso lungomare. Al lato del complesso, si notavano le enormi imbarcazioni ancora a riposo nel porto canale nell’estuario di un fiumiciattolo. Un vecchio lupo di mare se ne stava fumando beato, seduto su un grosso paranco, con i piedi appoggiati alle gomene di un battello.
    Con il caldo, in zona riesplodeva il fenomeno dei locali “dehors”: talvolta a caro prezzo, ma ai due amici era irrinunciabile il piacere di una sosta al fresco. Ordinarono granite alla menta.
    Seduta a un tavolino d’angolo, una ragazza gustava il gelato, osservando quei ragazzi. Il più attento ad osservare lei era Elio, un po’ imbarazzato. Forse dipendeva dal fatto che il vestito della ragazza si riduceva ad una specie di sacco di seta rasa verde, appeso da finissime spalline strette. Non sarebbe stato importante, di per sé. Dentro quelle strette spalline ci stavano le “stratosferiche” tette! In altre parole, non ci stava tutto; era un seno imponente che era uno spettacolo imperioso. Si vedeva che non poteva avere meno di diciotto anni.
    Pur con quei frustati pensieri in testa, Elio le sorrise, al che la ragazza contraccambiò il gesto. Lei stessa fece cenno all'altro di sedersi con loro. Elio annuì col capo, Alex non fece obiezioni.
    «Mai ragazzi educati come voi si son visti in giro! Siete belli e invitanti. Mi chiamo Monica.» fece ella, accomodandosi al loro tavolino.
    Elio la ringraziò delle belle parole e trovò il dovere presentarsi subito; indi, le fece conoscere il compagno.
    «Tu e il tuo amico avete corporature erculee che guizzano di muscoli potenti.» continuò la ragazza. «La vostra virilità esplode in tutta la sua superba potenza! Possiamo fare certi giochetti sulla spiaggia, stanotte. Gratis, naturalmente.»
    «Sei gentile, ma… non abbiamo mai avuto a che fare con delle ragazze. Noi siamo gay; l’amore sessuale è tra me e il mio amico.» le disse, Elio.
    «Sei un gay! Pure il tuo amico! Assurdo! Com’è possibile, virili come siete! In che modo siete sessualmente legati, voi?»
    «Non devi pensare a certe cose.» ammise Elio con un cauto sorriso, poi come assumere una nota d’angoscia nella voce, continuò. «Il mio è un vero dramma su cui spero tu saprai consigliarmi. Innanzi tutto, devo affermarti che conduco una vita sessuale insoddisfacente, nel senso che vado con le ragazze quando mi capita l’occasione giusta perché sono un tipo che non si affeziona. Non posseggo certe eccitazioni con le femmine. Ho avuto poche esperienze, abbastanza buone. C’è un “ma”. Non giudicarmi male... Fatto sta che ho ripreso a frequentare vecchie conoscenze e tra queste ho incontrato uno che vorrei diventasse mio amico a tutti i costi. È lui, il qui presente Alex. Lui mi affascina, mi piace, mi prende in una maniera strana. Di questa cosa non ho parlato con nessuno. Tutti mi credono “normale”, cosa che, in effetti, sarei se un giorno di questi non me ne fossi come innamorato. Le prime due volte, Alex mi guardava in un modo che non mi piaceva, che però non mi dispiaceva nemmeno e mi faceva sembrare… sul punto di volare. È un mondo assurdo: io non penso che a lui. Alex non è sposato, eppure c’è questa forza astratta che ci fa stare insieme. Capisci? Io non temo rivalità né malelingue, perché sono un tipo a posto: vorrei soltanto capire cosa sarebbe questa molla che mi spinge ad “amarlo”, a “lodarlo”, a parlare sempre di lui con affetto. Il guaio è che la gente non capisce certi affetti che possono nascere tra persone dello stesso sesso, e questo è il mio cruccio. Mi chiedo: perché proprio a me? Proprio a noi due? Annunciare com’è nata la simpatia tra noi, quali parole sarebbero adatte? Ci vediamo quasi ogni sera. Parliamo del più e del meno, scherziamo, ridiamo, insomma a detta di tutti saremmo due elementi normali. Ho paura e non so che cosa fare. Ho ventiquattro anni. Alex due meno di me. Siamo a Viareggio, non per vacanza, ma per dimenticare un po’ di tempo la gente del nostro paese e il male che ci circonda. Coraggio, che cosa ne pensi di me, di noi? Non mi scoraggiare!»
    «No, me ne guardo bene.» affermò la ragazza con un tono infinitamente dolce, arrendevole. «Vorrei anche dire che, forse, la gente è più preparata a capire di quanto tu non credessi. Ci può essere affinità che va al di là e oltre il sesso, e non vergognartene né patire. A voi dico: andate avanti così, a parlare e a conoscervi, seguendo il vostro istinto. Il futuro è nelle mani del Signore.»
    «Grazie, buona amica!»
    «Tu, Alex, perché sei un diverso? Chi te lo ha reso? Ti va confidarmi?» sorrise commossa, lei.
    «Tutto è successo con un partner desiderato ad una follia inspiegabile.» iniziò Alex, infilando le mani nelle tasche, senza sentirsi in preda della vergogna. «Sai che significato ha… sentire le mani sul tuo corpo? Mani che disprezzi, e non poter far niente per liberarti?»
    «Mani di chi?» chiese lei.
    «Di un secondino, per cominciare. Poi di altri carcerati. Tutti precisi, quei condannati a periodi superiori i cinque anni. Sono trasformati “bruti” per forza, per non impazzire, penso, ma io non volevo il loro “tocco”. A quel tempo finii in galera per aver abusato una minorenne di colore. Una fesseria: non l’avevo neppure toccata ed venivo condannato ad un anno e due mesi! In prigione, tentavo di sfuggire dal secondino, ma lui rideva o sghignazzava, che ne so… diceva che sarei andato a cercare la compagnia di un “aratrone”. È accaduto e ho dovuto sopportare quel maiale, ogni notte. Ero il più giovane tra i carcerati, e piacevo a tutti. Tra i detenuti, ero il classico “verginello” con il quale potevano divertirsi. Il resto non contava, per loro. Un giorno, finalmente, potei cambiare cella; da quella del “maiale immondo” finii in quella, tra coloro, in cui vi erano un omosessuale e un bisessuale; lì, imparai certe “cosine”. Scoprii la meravigliosa estasi di fare l’amore con uomini. Uscii da galera e al mio ritorno a casa imparai a dimenticare quelle porcherie ma… l’istinto di ammirare un uomo, quell’ardimento focoso per un essere maschile, lo ebbi per sempre. Con Elio, ora come ora “gioco” a fare l’amore che non definirei saggio, ma il sentimento è forte!» concluse. Inghiottì tutta l’amarezza del mondo e incassò la testa nelle spalle.
    Con voce calmissima e naturale, Elio chiese alla ragazza il perché dal voler fare quei “giochetti” stanotte...
    «Dico il perché! Sono una vera puttana. Sono una studentessa; a scuola continuo con l’amore a pagamento, nei gabinetti. I miei compagni, anche quelli delle classi inferiori, mi pagano, e io sono disposta a tutto, anche agli amori di gruppo, pur di guadagnare ancora di più. La sera frequento la “Balena d’oro”, un night marittimo dove incontro altri clienti, con i quali faccio l’amore in una spoglia baracca. Coi soldi guadagnati spendo in sciocchezze, ma non per i soldi che faccio quel che faccio. I soldi sono una scusa. Veramente m’interessa il sesso, e non avrei potuto farne a meno manco un giorno. Sono letteralmente assatanata e, come sempre, più faccio l’amore con uomini d’ogni qualità, più ho voglia di farlo.» concluse sottovoce.
    Ci fu un istante di silenzio imbarazzato, poi Elio si mosse.
    «Io e il mio amico ce ne dobbiamo andare.»
    «Capisco! Lo stesso è stato un vero piacere conoscervi. Ci siamo scambiati i nostri segreti. È stato bello tra persone che non si rivedranno mai più. Ciao, bei fusti, i vostri bei sguardi mi mancheranno.»
    Monica si alzò; sculettò e sparì dietro l’angolo del bar.
    Due ore dopo il cielo di Viareggio fu invaso da strisce di un magnifico rosa-arancione. Tra mare e Appennini, l’ombra violetta del crepuscolo si andò insensibilmente accentuando. Era un quadro da cartolina, e la didascalia avrebbe potuto essere “Tramonto a Viareggio”.
    I due amici ritornarono al motel, dimentichi di quell’incontro con Monica.




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